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LauraS


Diario


28 agosto 2007

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Il mio piccolo cuore (9x6x5 cm secondo calcoli assai approssimativi – e poi non so valutarne il peso, quanto peserà?) a volte batte in fretta e gli do le goccine. A volte invece non si fa sentire affatto. E’ buffo come a volte sembra vivere di vita propria (che poi quella vita è anche mia) piccolo essere toccato dalla vita che si sforza di far vivere anche tutto quello che gli sta intorno, che fatica. Sartre che va per i fossi.
Scandisce il tempo dell’attesa, pagine pagine pagine, un altro sbaglio di valutazione, un altro accostarsi mite e inutile, un altro moto che va ad esaurirsi, sapendo bene tutto, conoscendo ogni piccolo pezzo, ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè, appoggiandosi su quella certezza lontana e triste. In fondo non importa che i tuoi santi siano molti, frasi senza senso che si accostano a piccoli momenti che passano in un soffio, per quello che valgono, ciò che è importante non è a portata di mano.
Piove, e questa è la mia piccola felicità di oggi. Mi viene in mente la scena di Manhattan, quella in cui Woody Allen e Diane Keaton corrono e vanno a ripararsi dalla pioggia in un planetario, e lì, tra giochi d’ombre, parlano d’amore. Sono sola. Domani riparto e poi ritorno, rivisito luoghi conosciuti, ripercorro strade che mi hanno già vista così, solo un po’ più giovane. Ma si imparasse mai.
Camminerò nell’acqua e vivrò ancora un po’.





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27 agosto 2007

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[...] Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E tempo anche per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un tè col pane abbrustolito.
[...]

T.S.Eliot, Il Canto d'Amore di J.Alfred Prufrock








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15 agosto 2007

arrivederci amore ciao




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12 agosto 2007

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The art of losing isn't hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn't hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother's watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn't hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn't a disaster.

... Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan't have lied. It's evident
the art of losing's not too hard to master
though it may look like (Write it!) disaster.

E.Bishop, One Art




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6 agosto 2007

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Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:
1) Alison Ashworth
2) Penny Hardwick
3) Jackie Allen
4) Charlie Nicholson
5) Sarah Kendrew.
Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c'è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare. Questo forse suona più cattivo di quanto vorrei, ma il fatto è che noi siamo troppo cresciuti per rovinarci la vita a vicenda, e questo è un bene, non un male, per cui se non sei in classifica, non prenderla sul piano personale. Quei tempi sono passati, e che liberazione, cazzo; l'infelicità significava davvero qualcosa, allora. Adesso è solo una seccatura, un po' come avere il raffreddore o essere al verde. Se volevi veramente incasinarmi, dovevi arrivare prima.

N.Horby, da Alta Fedeltà

[incipit a dir poco illuminante, grazie Nick per aver dato un senso a questo 6 d'agosto]




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3 agosto 2007

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Così arrivi, come sempre,
a spargere il sospetto del paradiso,
e prima ancora di aprire la finestra
ti riconosco dalla luce più lenta
dai pulviscoli sospesi e senza direzione
dalla replica ossessiva degli uccelli,
e se non fossero gli uccelli sarebbe un'altra cosa,
per ogni posto hai le tue specialità;
e quando entri e ti lascio i miei sensi
riabito case sconosciute e ho nostalgia
di cose mai avvenute. E attraverso i tuoi labirinti
sospingi addosso a me i continenti e le stagioni
e io divento la parete degli urti e dei rimbalzi
l'appoggio dove cominciano le fughe
fino al risucchio silenzioso dell'estate.

P.Cavalli, da Il Cielo




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