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LauraS


Diario


17 dicembre 2009

lettera d'amore



Caro uccello giraviti,
mi sono sempre chiesta quale dev'essere il tuo vero nome nella tua lingua originale, che non è quel suono che fai sul mio albero in giardino, ma proprio quella che serve per chiamarti o per pensarti quando non ci sei. Deve fare un suono strano, quella parola, e deve aver generato un po' di disperazione in colei che ha cercato di farne venire fuori qualcosa di buono in italiano. Stupide traduzioni che si mettono di mezzo.
Adesso che è inverno mi capita di pensarti più spesso, anche perchè mi fai sentire meno il tuo canto, che certo non si può definire melodioso, ma che fa compagnia, diventa quasi un sottofondo che ti fa ricordare che c'è ancora qualcosa là fuori, che c'è sempre un mondo anche se io sto  ben chiusa in casa, con le tende tirate. Là continua tutto ad andare avanti e tu fai il tuo strano verso e me lo insegni, mi ricordi che siamo solo bamboline su un piano inclinato e che le cose su un piano inclinato, prima o poi, cadono.
Stamattina per la prima volta in questo inverno ha nevicato e io ho pensato al silenzio della neve e al silenzio di quel pozzo interrato, in cui fino a qualche tempo fa ci si poteva accucciare e solo raramente guardare in su, dove un raggio di sole solo per pochissimi secondi arrivava ad illuminare l'esatto punto in cui stavo seduta. Poi è arrivata l'acqua e lo sai.
Il tuo canto, tutte le volte che lo sento, mi fa ricordare questo e poi mi guardo al dito mignolo della mano destra e mi ricordo che faccio parte del mondo al di qua, e non del mondo al di là, da dove vieni tu. Però non lasciarmi mai, che ti amo di tutto l'amore che provo per le cose che non potrò mai avere. 

da una catena a cui sono stata incatenata da Sogni, una lettera d'amore al mio libro preferito (in origine dovrebbero essere due lettere a due libri ma per ora solo qui sono arrivata)




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10 dicembre 2009

5 telefonate tipo con altrettanti uomini tipo

Raccolgo l'invito, dal blog di Sogni, di fare un piccolo excursus dei modi di approcci telefonici tra uomini e donne. Sogni si è occupato della metà del cielo femminile, io giustamente mi sento in dovere di occuparmi di quella maschile. Il titolo del suo post cita "101 modi per farsi accannare da una tipa",  in cui credo che per "accannare" si intenda mollare (ma non ne sono del tutto sicura, giacchè non sono de Roma), mentre io ho preferito ampliare un po' lo sguardo e non parlare solo di metodi di mollaggio, o mollamento, preferendo un piccolo excursus nella testa altrettanto piccola di alcuni uomini con cui mi è capitato di avere a che fare.

(Con questo post il mio blog resuscita, quindi mi concedo un "ma che cazzo di editor hanno messo sul cannocchiale?! quello del 1996?")


1) L'uomo "il lavoro prima di tutto"
"Sì, ciao... no è che sai sono stato molto impegnato con il lavoro... sì guarda, non starmi a dire... no, è inutile che ti racconto, sono stato molto impegnato, le notti, lo sai... no guarda a cena non riesco perchè con il lavoro non so mai a che ora possono chiamarmi, però se mi dici che sabato sei libera magari vedo se riesco a liberarmi. Magari facciamo un pre-cena poi sai, il lavoro... sì ho capito, il cinema, ma non sono sicuro di riuscire. Qui è un casino... no, non puoi venire tu, che vieni a fare? Pause pranzo?? Ma che, scherzi? Non ho tempo di mangiare. Ti chiamo, va bene? Ti faccio sapere per sabato, per il pre-cena, se entro quell'ora non mi senti allora sto lavorando."

2) L'uomo "la verità è che non gli piaci abbastanza"
"Ciao Laura, sì... no non è che mi ero dimenticato, anzi... non ci crederai ma pensavo proprio a te ieri mattina alle 9... sì, chiacchieravo con una mia collega di cose erboristiche, là.... sì quelle... e allora le dicevo sì sai io conosco una che... quindi sì, si può dire che sei nei miei pensieri... sì mi ricordo che dovevamo poi uscire per fare quel giro... sì certo... massì guarda, per il weekend dovrei riuscire a trovare un buco, altro che *** (scusa a caso) ***, sì perchè sai, è sempre un casino quando si tratta di lei... no ma so che capisci, vedi anche tu che è un periodo difficile... però sì, ti ho in mente... ti faccio sapere!"

3) L'uomo "esisto solo io, so fare tutto io"
"Ehi ciao, sì, come stai? Ti chiamavo sai per... ah ti disturbo? Stai lavorando? No è che sai ho solo cinque minuti adesso, dopo devo andare con Asfolfo a portare un kit di sopravvivenza a Milano Due e non so se riesco a liberarmi, lo sai che faccio un lavoro importante... sì beh, qualcuno deve pur farlo... subito dopo devo andare a Bari per un sopralluogo, quelli della sezione del sud non sanno proprio fare niente, cazzo, sempre io ci devo pensare, perchè se devo aspettare loro... sì insomma, ti dicevo, sabato sera dovrei riuscire ad essere libero, ammesso che quelli di Roma est siano riusciti a risolvere il problema prima del weekend, altrimenti prevedo un lungo fine settimana... Sì comunque mi farebbe piacere portarti in quel posto, no, non quello, un altro... insomma, anche tu hai bisogno di essere un po' guidata nella scelta dei posti giusti... ma non ti preoccupare ci penso io, ho tutto sotto controllo. Ti vengo a prendere alle 20.30 sotto casa, mi raccomando rigorosamente abito lungo monocolore, un po' di scollatura non guasta ma non troppo profonda che non andiamo nei locali in cui sei abituata... sì, ci penso io anche al dopocena, non ti preoccupare... mi raccomando puntuale, ciao, a sabato."

4) L'uomo "depresso - e mi guardo bene dal chiederti come stai tu"
Sì, ciao Laura... sei carina a chiamarmi... sì, mi ricordo ti avevo detto che ci saremmo sentiti... ma sai sto passando un brutto periodo. No guarda non me la sento di raccontarti. E' un brutto periodo. Al lavoro un sacco di difficoltà, il capo ha lasciato tutto sulle mie spalle ma neanche mi paga gli straordinari... sì guarda, e per fortuna che io sono uno che non si tira indietro... no, è che sai, è importante, devo cercare di stare bene... no guarda non esco più, tanto faccio sempre tardi al lavoro e non me la sento... no, non li sento più Pinco e Pallino, sto troppo male, li tedierei... Sì con Pallina va malissimo, tanto ormai è finita, sto giù, non ho la forza neanche di mangiare... però almeno alla mattina riesco ancora ad alzarmi, sai, sono uno che non si tira indietro, e poi non si può dire che mi lamento molto... sì, ciao, vado a dormire... sì lo so che sono le 3 del pomeriggio ma sono stanco..."

5) L'uomo "zerbino - tutto quello che dici va bene"
Ciao, ti disturbo?! Sì sai ho trovato un momento libero e ti ho chiamata... Stai lavorando? Scusa scusa... no è che volevo solo chiederti se magari ti va di uscire domani, sai l'altro giorno mi dicevi di quel programma... ah ci saresti andata con una tua amica... sì, non avevo capito... beh certo capisco, al limite se dopo vi trovate da queste parti... o anche no, magari vengo io lì tanto sono in giro... sì certo capisco... e invece per sabato pomeriggio? No? Ah lavori... ti passo a prendere quando stacchi? No ma va bene, capisco, se vuoi ti ci porto io... Sì lo so che è dall'altra parte della città mi si fa per compagnia... ah, dici che poi ci metterai del tempo... beh ma che importa intanto vado a comprare qualcosa da mangiare poi ti riporto a casa... sì mi ricordo che non mangi la carne, certo, un pasto vegetariano... te lo vado a prendere in quel locale là, che conosco... sì lo so che è distante, ma non importa, tanto non ho niente da fare mentre ti aspetto... certo, allora ci penso io. A domani allora! Sì non ti preoccupare se fai un po' tardi, ti aspetto lì..."


3 giugno 2009

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Credo che per questo blog sia arrivato il momento di chiudere, così, in un momento non tanto speciale con una canzone da viaggio di Mark Knopfler in sottofondo, in una giornata in cui sono andata a prendere accordi per una cosa importante, dopo giorni di pace, altri giorni di guerra.
In realtà non è niente di speciale, e già so che se per giorni e giorni non ho avuto mai idea di cosa scrivere qui, ora che ho preso la decisione di chiudere mi verranno tante cose da dire. Che tipo.
Lentamente si è perso ciò che questo spazio è ed è stato per me, e sento il bisogno di avere posti più miei per raccontare quello che mi succede, e che cosa passa in mezzo alle mie dita e ai miei capelli. Lentamente i post antichi si andranno a cancellare, perchè se questa strada finisce è come se non ci fosse mai stata, e a chi mi ha letto e mi legge basteranno di sicuro i ricordi vaghi... un abbraccio lo riservo alle persone che ho conosciuto grazie a questo mezzo e che fanno parte della mia vita.
Rimango in altri piccoli spazi, riempiti e tradotti in immagini che passano davanti o dietro alla mia D60, o tra le pagine dei libri che leggo, o nei cd che ho sparsi sulla scrivania e nell'auto.




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5 maggio 2009

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"Perchè di notte ogni cosa ti appare sotto una luce diversa, che cambia al mattino. E quello che credi bianco o possibile, diventa poi grigio e aleatorio. C'è anche un altro aspetto: per molti la notte è la passione e il sogno, l'illusione che tutto può risorgere e il cerchio chiudersi, ma di giorno le piccole cose lisce e rotonde della notte diventano minute come sabbia e bloccano le ruote e gli ingranaggi del vivere: dimenticanze, ripicche, inciampi di parole, fastidi. E allora sei costretto a non sognare più su quelle pagine. E alla fine ti ritrovi sempre più solo e lontano."

M. Bubola, Doppio Lungo Addio

(vento nei capelli, nei pensieri, nel cuore)




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18 aprile 2009

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“La memoria è qualcosa di simile a un romanzo, o forse un romanzo è qualcosa di simile alla memoria.
Da quando ho incominciato a scrivere, provo veramente questa sensazione, che tra memoria e romanzo ci sia una somiglianza. In entrambi i casi, ci si sforza di mettere tutto in ordine, ogni cosa al suo posto, ma il contesto tende a sfuggire, e alla fine si dilegua. Come mettere quattro gattini esausti uno sull’altro. Caldi di vita, e tremendamente instabili.
[…]
Tuttavia, se si prende l’esistenza umana come una condotta stupida basata su motivi relativamente puri, il problema di cosa sia giusto o sbagliato perde drammaticità. E da lì nasce la memoria, nasce il romanzo. Un meccanismo di moto perpetuo che nessuno può arrestare. Percorre rumorosamente il mondo intero, tracciando sul suolo una linea ininterrotta.
Speriamo che vada tutto bene, dice uno. Ma non c’è motivo che vada bene. E neanche nessuna prova che sia andata bene.
Allora cosa bisogna fare?
Allora io cerco di radunare di nuovo i gattini e di metterli uno sull’altro. Sono stanchi morti e mollissimi. Cosa penserebbero se si svegliassero e scoprissero di essere stati messi in pila come della legna per un fuoco da campo? “Oh, c’è qualcosa di strano”, si direbbero forse. In quel caso – se la reazione fosse tutta lì – io ne ricaverei un piccolo aiuto.”

Haruki Murakami, L’ultimo prato del pomeriggio


"C'è la brezza che disegna la tua infelicità
fra le ortiche e questo pezzo di cielo."

Marlene Kuntz, Una canzone arresa

(*ci vorrebbe una foto molto sfocata con un solo piccolo particolare a fuoco)




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10 aprile 2009

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" - Penso che quando morirò - disse la ragazza con la solita voce bassa e strana, - potrò restituire il soffio che mi ha dato la vita. Potrò restituire al mondo tutto quello che non ho fatto, tutto quello che avrei potuto essere e non sono riuscita a realizzare. Tutte le scelte che non ho compiuto. Tutte le cose che ho perso e consumato e sprecato. Potrò restituire tutto quanto al mondo. Alle vite che non sono ancora state vissute. Quello sarà il dono che farò al mondo, per ringraziarlo di avermi dato la vita che ho vissuto, l'amore che ho conosciuto, il respiro che ho respirato."

U.K. Le Guin - La leggenda di Earthsea, I venti di Earthsea


(Questa mattina per un'ora le luci del centro commerciale si sono spente, per un minuto anche le saracinesche erano abbassate. Una donna bionda mi si avvicina preoccupata chiedendomi per quanto avremmo chiuso. "Un minuto, signora". Una madre si è seduta nella panchina poco oltre, il bambino nel passeggino, ha avvicinato il viso al suo e gli ha fatto "shhh" con il dito sulle labbra, poi gli ha baciato una guancia e passato il braccio sulle spalle. Dalla finestra in alto, sulla cassa, entrava il sole e ho tenuto accese solo le luci dei faretti suoi prodotti, il resto aspettava.)






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7 aprile 2009

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"Se non è vero che hai paura,
non è vero che ti senti solo
non è vero che fa freddo
allora perchè tremi?"

Perturbazione - Agosto


" - Ciascuno di noi è la propria libertà, quindi?
- Credo di sì.
- Quando avevi il Potere, tu mi sembravi l'uomo più libero che esistesse. Ma a quale costo? Che cosa ti dava quella libertà? E io... io ero stata creata, plasmata come creta, dalla volontà delle donne che servivano gli Antichi Poteri, o che servivano gli uomini che avevano creato tutti i riti, i costumi e i luoghi, non sapevo chi. Poi sono stata libera, con te, per un momento, e anche con Ogion. Ma non era la mia libertà. Però, mi permetteva la scelta, e io ho scelto. Ho scelto di plasmarmi come creta per servire una fattoria, un marito e dei figli. Sono diventata un vaso, e conosco la forma di quel vaso. Ma non la creta di cui è fatto. La vita mi ha fatto danzare. Conosco la danza, ma non so chi sia il danzatore."

U.K. Le Guin - La leggenda di Earthsea, L'isola del drago






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27 marzo 2009

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10 marzo 2009

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[Click to play]

(costruzioni e foto sono state fatte da me medesima - all'inizio ho provato a tirare dentro anche mia sorella di otto anni, in modo da giustificare l'inequivocabile fatto che stessi giocando coi Lego, poi lei si è stancata dopo tre minuti - tsk, queste nuove generazioni tutte Nintendo Wii e Disney Channel - così io ho continuato da sola)

Tra l'altro la sigla DOC vuol dire sia Disturbo Ossessivo-Compulsivo che Denominazione di Origine Controllata. Io la chiamo semplicemente regressione naturale data dal fatto che tra 15 giorni mi laureo.




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8 marzo 2009

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- Genova, 1 marzo 2009

"Ti spedirò due paroline
per parlare con le stelle
e poi due labbra al gelsomino
una promessa di filo di perle."

"Mandami solo un veleno azzurro
e un coltello da pirati
se non tornerai domani
se domani è troppo tardi."


- Massimo Bubola, Lorelei




permalink | inviato da LauraS il 8/3/2009 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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